PALAZZO BIFANO CASA AVERNA
Il palazzo Bifano, oggi Fuccio, al numero civico 79/81 si presenta con un prospetto unitario, semplice e armonioso. La parte inferiore è ornata da due archi schiacciati che si impostano sui piedritti modellati ricchi di modanature e sgusci. L'arco d'ingresso è dominato da uno stemma araldico a rilievo. Una fascia trasversa divide lo scudo in due settori nei quali si stagliano due leoni semi rampanti racchiusi da cartocci stilizzati. Nella parte superiore, una corona di patrizio ornato de punte di lance alternate a sproni o rostri del foro dominano la chiave dell' arco. L'ingresso principale coperto a vele ci immette nel cortile quadrilatero dominato da un prospetto austero, dove si apre un elegante arco a tutto sesto coronato da due colonne tuscaniche in pietra bugiardata. Sull'impostazione del capitello una lunga balconata collega tutti i vani soprani, mentre sulla destra un arco in tufo, poggiante sul capitello pensile, ci invita nel cortile secondario, ornato sui quattro lati da altrettanti archi. Il vano scale che si apre alla sinistra dell' androne si presenta con un piano di invito molto agevole costituito da una linea armoniosa ed elegante. Tutto il complesso scale è costruito in pietra travertina con eleganza e con un' armoniosa linea architettonica neoclassica.
Appunti di Gaddi Ernesto
Il Palazzo Bifano, denominato Casa Averna per differenziarlo da quello successivo denominato Fabbrica Nuova, sito al Corso Occidentale di Paolisi, è un vasto Palazzo composto da oltre 40 ambienti, due cortili e un giardino murato di circa un moggio, edificato tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo su di un terreno appartenuto a Pietro Bifano Sen e al di lui primogenito Lionardo, lo stesso che, nel 1723, acquistò dal Principe della Riccia un fondo con casale detto di "San Tomaso" e assai più tardi noto come "Case Nuzzilli". Fu sempre la residenza del ramo primogenito della famiglia che la abitò ininterrottamente dall'epoca della sua costruzione fino alla morte dei bisnonni Marco (1882) e Clelia (1890) Per un certo periodo vi visse anche nonno Ulisse con la sua famiglia (qui nacquero infatti Pietro, Clelia e Almerinda) sin quando, nell'agosto 1894, si trasferì nell'ancora incompiuto Palazzo di Piazza Croce. Alla morte di Marco, la di lui moglie Clelia Jacobelli ne ebbe vita natural durante l'usufrutto di quattro locali a sua scelta mentre la nuda proprietà entrava a far parte dell'asse ereditario. Nella divisione delle quote, avvenuta per estrazione a sorte tra gli eredi, passò in proprietà a Pietro che vi trascorse gli ultimi anni assieme alla moglie Annina Napoletano. Tutti, credo, lo ricordano in stato di completo degrado senza più traccia di decorazioni, modificato profondamente nella struttura interna ed esterna. Dell'antica facciata sul fronte stradale di imponente restano solo i due grandi ingressi gemelli ad arco con cornice in pietra martellata sulla cui chiave di volta è scolpito lo stemma di famiglia. Sulla parete di fondo del primo cortile sono ancora riconoscibili le due grandi colonne di pietra con capitello romano che sostenevano la balconata della "Galleria" e affiancavano la grande arcata con portone a due battenti che dava accesso al giardino murato e da questo, pare, a una delle selve. Molto danneggiata dall'ultimo terremoto dell'Irpinia, l'ala destra del primo cortile è stata ricostruita dall'attuale proprietario in cemento e forati. Per quanto concerne l'interno del Palazzo, siamo fortunatamente in possesso di una minuziosa perizia effettuata nel 1926 per incarico di zio Augusto dall' Ing. Luigi Gallo di Paolisi, che cosi lo descrive: "Il vostro Palazzo signorile paterno della famiglia Bifano sito in Paolisi al Corso Occidentale è costituito da un pianterreno e un piano superiore. Il piano terreno comprende 9 sottani e cioè 4 prospicenti la strada dei quali due posti sotto l'androne, l'uno a destra e l'altro a sinistra ed altri due con accesso al cortile in condominio con gli eredi di Domenico Bifano (?), uno anche sotto l'androne e quattro nel cortile principale (dei quali uno a sinistra con due porte, scuderia) e tre a destra del cortile. Il primo piano è costituito dagli ambienti come appresso: numero 5 stanze sul fronte stradale delle quali due con finestra e due con balcone ed una grande e ben decorata sala di ricevimento avente due balconi prospicienti la strada. All'ultimo ambiente esterno, cioè quello ad oriente, vedesi annesso un comodo stanzino. Saletta d'entrata dopo l'ultimo pianerottolo della scala principale, stanzetta seguente interna con balcone sul secondo cortile. In fondo a quest'ultimo corridoio è situata la latrina. Stanzetta interna sul fronte ovest con balcone sul cortile principale con due rispettive annesse retrostanze con balcone sul secondo cortile. Stanze con due ognuna con balcone sul cortile principale con due rispettive annesse retrostanze prive di vani luce. Altra stanza interna all'angolo sud-ovest del cortile avente balcone su esso cortile principale con annessa retrostanza che ha balconcino sul fronte di mezzogiorno e cioè verso il giardino. Altre due stanze sul fronte di mezzogiorno del Palazzo ciascuna avente un piano di porta e di accesso al giardino; la seconda poi, che rattrovasi ad angolo sud-ovest del vasto casamento ha una unica finestra prospiciente il cortile in condominio con gli eredi di Domenico Bifano ed una porta che dà su una scaletta secondaria sita nel secondo cortile. Una spaziosa stanza interna in asse all'androne, ben aerata, sovrastante l'inizio della cantina con balconata a nord sul cortile principale (la cosiddetta Galleria ?) e con porta di accesso al giardino. Essa stanza è compresa fra altre due comunicanti con essa: la prima ad occidente con vano a mezzogiorno di uscita sul giardino, la seconda ad oriente detta "camera oscura” antifinestra di luce verso il giardino. Altre tre stanze sul fronte di mezzogiorno corrispondono ad altrettanti ambienti ad esse sovrapposti ciascuno con balconcino alla romana di luce verso il giardino. L’intero Palazzo signorile ha due scale: la principale che prende inizio dall'androne e la seconda, sistemata all'angolo sud-est del cortile, la quale forma accesso anche agli ambienti di sottotetto. Le due scale hanno scalini in pietra di travertino e la principale, veramente signorile, ha cancello di ferro battuto sotto l'androne. Il Palazzo paterno della famiglia Bifano comprende ancora un bel giardino murato attaccato immediatamente al Palazzo dalla parte di mezzogiorno dell'estensione di circa un moggio ed una lunga e spaziosa cantina ad esso giardino sottoposta situata in asse dell'androne e del cortile principale. Da ultimo havvi una porticina nel secondo androne con conseguente scaletta che, attraversando il casamento, perviene fino al giardino formando un accesso secondario a questo”. Nel Palazzo di Corso Occidentale si svolsero gran parte degli avvenimenti più importanti della famiglia, che all'epoca era in assoluto la prima di Paolisi, tanto è vero che nel paese, per indicare qualcuno che eccedesse nel darsi importanza gli si diceva "Ma chi credete di essere? Don Marco Bifano?". Ci è noto che, nel 1833, alla presenza del notaio Gabriele Maietta e di due testimoni, vi fece testamento Giuseppe Bifano, figlio di Marco, Supremo Giudice del Principato d'Ultra e di Maria Giuseppa, Baronessa del Giglio, lasciando erede universale il nipote Marco, e usufruttuario il fratello Pietro, dottore fisico e astronomo. Alcuni brani di tale testamento sarebbero da riportare per le anomale e curiose clausole in esso riportate. Giuseppe, infermo e impossibilitato a uscire di casa per probabile artrite gottosa o semplice gotta (come quasi tutti i Bifano deve essere stato una buona forchetta), mandò a chiamare il Notaio Ser Gabriele Maietta, che scrisse: "omissis ….. Ci siamo conferiti nella casa palazziata del medesimo ove giunti e propriamente nella stanza ad occidente della galleria- abbiamo trovato il detto Don Giuseppe seduto ad una sedia, sano di mente e nel suo retto parlare, ma infermo di corpo". Giuseppe nominò suo erede universale il nipote Marco, figlio di suo fratello Pietro e, a quest'ultimo, lasciò l'usufrutto del Palazzo di Corso Occidentale con gli arredi tutti. E ancora dispone Giuseppe in detto testamento: "omissis e voglio ancora fatto giro di anni cinque dal di della mia morte [avvenuta nel 1886] tanto il mio erede universale predetto come il predetto Don Pietro mi debbano far celebrare ducati 25 di messe annue di importo non inferiore a carlini due l'una. E voglio ancora che il giorno che corre la mia morte in perpetuo si celebrasse un nuovo funerale: lo spesato per metà a carico di Don Marco, erede universale, e per metà del predetto Don Pietro. Anche Donna Clelia nel 1833 testò in questo Palazzo con un brevissimo testamento olografo che lasciava ai suoi figli maschi Ulisse, Pietro e Giuseppe la quota disponibile del patrimonio e alle figlie la sola legittima terminando con un laconico: "questo e non altro voglio, cosi sia fatto". Alcuni anni dopo la sua morte, verso il 1892-93, venne fatto un inventario degli arredi rimasti nella sua camera da letto, che risultano essere: Un letto in ferro fuso per una persona, due cassettoni in legno di pioppo nell'interno rivestiti in legno d'ulivo all'esterno con marmi bianchi e tre tiretti, una toeletta dello stesso legno con marmo colorato, una colonnetta del medesimo legno, una dormeuse rivestita in tessuto avana, otto sedie, quattro materassi, 22 camicie ricamate in tela d'Olanda, 10 lenzuola pure in tela d'Olanda, 20 federe e 10 asciugamani in tela di Fiandra. Viene spontaneo a questo punto chiedersi che fine abbiano fatto tutti gli arredi (mobili, quadri, argenteria, gioielli, tappeti) e quanto altro fosse contenuto in un palazzo signorile abitato per più di 150 anni dalla stessa famiglia. Nessuno ha avuto qualcosa proveniente dalla "Casa Averna". E' forse ipotizzabile che, alla morte di Pietro, fratello di Ulisse, ultimo Bifano ad abitare stabilmente, sia pure in vecchiaia, nel Palazzo di Corso Occidentale con la moglie Annina Napoletano, tutti gli arredi dello stesso siano stati sottratti da questa o dai suoi eredi. Come noto infatti, Pietro aveva ceduto ogni sua proprietà al fratello Ulisse, compreso il Palazzo riservandosene però l'usufrutto. Poiché si ignorano per ora i termini di tale accordo, è possibile che gli arredi del palazzo fossero esclusi dalla proprietà. Secondo le "Cronache familiari" fu in questo Palazzo che Clelia venne aggredita da un gruppo di briganti, ai quali riuscì a sfuggire tenendo in braccio il piccolo Ulisse e chiudendo a chiave dietro di sé le pesanti porte di una serie di stanze tra loro comunicanti. In questa occasione Ulisse venne ferito da un colpo di archibugio che lo lasciò poi leggermente claudicante. Già nel 1926, data della citata perizia dell'Ing. Gallo, la “Casa Averna”, non più abitata dopo la morte di Pietro, e la cacciata di Annina Napoletano, si trovava in stato di abbandono e seriamente danneggiata. I soli ambienti abitabili e ben conservati erano quelli del primo piano prospicienti la strada, [e cioè] la cucina, la sala da pranzo, l'androne e la scala padronale e il famoso ed unico stanzino-latrina. Tutto il resto necessitava di urgenti e costose riparazioni. La perizia ne stabiliva il valore, nello stato in cui trovavasi, in Lit. 340.000.- Trasformato in case d'affitto e venduto poco a poco, quello che è oggi lo vediamo tutti. Lo stemma araldico dei Bifano è costituito dal classico scudo di foggia sannita, interzato di sbarra rossa a tre stelle d'oro, ornato da leoni rampanti e passanti nei due mezzi campi d'azzurro, il tutto sormontato da corona comitale a nove palle. La più antica rappresentazione dello stemma, ancora oggi visibile, è quella scolpita in pietra sulla chiave di volta dei due portoni d'accesso alla cosiddetta "Casa Averna" sita sul Corso Occidentale in Paolisi. La costruzione del Palazzo, voluta da Don Pietro Bifano, risale ai primi decenni del 1700. Altra riproduzione, più recente, in pittura monocromatica, era dipinta sul soffitto dello scalone padronale della nuova casa di Via Roma, sempre a Paolisi, iniziata per volontà di Ulisse tra il 1887 e il 1888, lasciata in parte incompiuta nel 1902.
Appunti forniti da Serena Papale, attuale proprietaria di Palazzo Bifano
Confinante è PALAZZO BIFANIELLO
Proseguendo l'asse viario del Corso Vittorio Emanuele, al numero civico 87, poco lontano dalla chiesa di San Tommaso, su di un leggero pendio, si eleva imponente l'arco a tutto sesto del portale d'ingresso del palazzo denominato dei Bifanielli (chiamato così, per distinguerlo da quello dei Bifani). La chiave dell'arco è dominata dalla data 1787, cui fornice ci porta con immediatezza nell'androne quadrilatero, coperto a vele e con un arco gemino sul prospetto del cortile. Lo spazio del cortile rettangolare è dominato sulla destra dai vani terranei, dai vani adibiti a cantine e a legnaia. Sul prospetto di destra si apre un vano scala il cui invito è determinato da un arco con anse a canestro in pietra travertina, con stipiti alti e con tesa a due rampe. All'inizio del cortile, in asse con il vano cucina si eleva un pozzo con cappa, ornato con supporti sagomati. In asse alla cappa, si sviluppa armonicamente una scala a rampa di tipo caudino semicoperta, illuminata da fornici a manico di canestro con il davanzale e il muretto di tesa in pietra sagomata scalpellata. In asse con il piano di sosta, un arco a tutto sesto ci introduce nel vano cucina. L'interno del cortile, unito e raccolto è interrotto da vani finestrati che si susseguono con compostezza e ordine. Attualmente è sede di un B&B.
Appunti di Ernesto Gaddi
Ideazione, Ricerca e Produzione di Rosanna Gaddi