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Storia

La cultura, che ha sempre contraddistinto i  Paolisani  nella Valle Caudina,  rappresenta  lo  strumento in  grado  di  spingere i giovani a studiare e a far conoscere Paolisi a tutti coloro che da sempre  ne  hanno  ignorato  persino  l’esistenza.

Paolisi,  un tempo  chiamato  Paolise,  come  si  evince  dalle note  di  Alfonso Meomartini  ne “I  Comuni  della provincia di Benevento",è posto su una deviazione della Statale Appia. 
Percorrendo tale strada da Napoli a Benevento, quando si giunge ad Arpaia, si incontra un viale di circa  due  chilometri che conduce a Paolisi.Il paese è ameno e sorge alle falde della catena montuosa del Partenio. E’ ricco di castagneti  che  chiudono  la  Valle Caudina.
Paolisi è privo di un grande  orizzonte  e non  è visibile  dagli  altri Comuni che lo circondano,  poiché i  monti  che lo attorniano sono ricchi di alti e folti alberi.
Confina con Arpaia, Ariola, Bonea, Rotondi, Cervinara ed è situato quasi al centro della valle Caudina: dista, infatti, circa 28 Km. da Caserta e circa 26 da Benevento.
Si erge a quasi 270 mt.  sul  livello  del  mare  e si estende su una superficie di 607 ettari. Lo sovrasta il  monte Paraturo (927 mt.). I prodotti agricoli di cui può vantarsi sono i cereali, la frutta, i boschi di pioppi e di castagni e l’uva asprina, da cui si ricava un ottimo vino.
Paolisi, nelle sue vicende storiche, seguì sempre le  sorti feudali  di Arpaia. Fu  posseduto dagli Stendardo, dai Boffa, dai Della Leonessa  e  poi  dalle  case  Guevara,  Comite,  Palavano,  Caraffa,  Ceva, Grimaldi, Carafa  di  Maddaloni, Caracciolo  di Airola  e in  ultimo  dalla Regia Corte.
Il territorio di Paolisi è adiacente al sito storico delle Forche Caudine; il sito in cui gli antichi romani furono sconfitti dal popolo Sannita. Dopo aver teso una imboscata all'esercito imperiale nella gola di Forchia-Arpaia, i Sanniti costrinsero i romani alla resa dopodichè, per schernirli, li obbligarono a inchinarsi facendoli  passare sotto una forca.
Altre fonti riportano che i romani furono accerchiati a Paolisi, nei pressi del fiume Isclero, dove sono stati rinvenuti reperti di un antico accampamento romano (età imperiale).
Nella figura che segue è rappresentata tale avvenimento.

Tra le sue antichità, oltre ai numerosi palazzi, annoverava la Badia di S.Fortunato sita in “oppido Paulisiorum”, già commenda di Cardinali. Il termine Paolisi si incontra per la prima volta nel IX secolo in forma di Paulisi, probabilmente da pau p pagus, come Paupisi. La flessione aggettivale “paolisi” ci induce a credere che i suoi abitanti provengano da un Pagus. Dalla lettura del “chronicon” della parrocchia di S.Andrea Apostolo di Paolisi si evince che nel passato molti cedettero di localizzare Paolisi, l’antica Pauna degli irpini. 

Ciò è da ritenersi grossolano errore, poiché, come afferma oculatamente il Meomartini, Paolisi è poco distante da Caudio e quindi sita nella Valle Caudina. Pauna, invece, era dei Sanniti Irpini e quindi stava nell’Irpinia.
La più antica notizia riguardante il nostro paese, si trova nella cronaca di Svincenzo al Volturno e propriamente nel testamento di Radeprando dell’anno ‘800 (pag. 375 presso Muratori).
Infatti, con il testamento, Radeprando, in data 31 gennaio ‘800, donò alla Badia Benedettina “inelitam curtem meam, quan habeo in finibus caudetanis in finibus Paulisi cum duos servos meos qui quidam ordinati esse videntur uno nomine Dominico cumuxore sua nomine Audelina et Ursulo cum uxore sua Guadiperga, cum filiis et filobus suis, atque nepotibus et cum cespitibus ipsorum” Tuttavia di questo testamento si ha notizia solo nell’anno ‘880 (cronaca ostiense pag. 220), quando l’abate Aligerno di Montecassino “in valle quoque de Caudis loco Paulisi, de ecclesia S.Andrea et omnibus pertinentis eius libellum fecit quidam Leoni Prsbytero et Johanni Vgenco pro xentis et servitisi eorum”.
Ignoriamo, però, come la Badia di S.Fortunato, sita “in oppido Paulisiorum”, data in commenda a Cardinali, costruita verosimilmente con i beni donati a S. Vincenzo al Volturno nell’anno ‘800, sia ora in territorio di Arpaia. Certamente passò a far parte del territorio di Arpaia, quando Paolisi fu elevato, nel 1861 a rango di Comune autonomo. Infatti prima di detta data, sebbene nell’archidiocesi di Benevento, era una dipendenza e un casale di Arpaia. Per questo motivo non viene nominato né nel catalogo dei baroni normanni, né nel cedolario del 1320.
Sempre come casale di Arpaia appartenne al Principato Ultra e nelle numerazioni del Regno venne denominato Arpaia-Paolise.
Fu terra dei Caudini prima, della colonia di Claudio poi. Successivamente appartenne al ducato e principato di Benevento. Fu affidato al circondario di Cervinara ai primi del secolo XIX, quando dipendeva ancora dalla provincia del Principato Ultra. Passò poi alla provincia di Caserta. Inserito finalmente nel circondario, ora mandamento di Airola, fu aggregato alla provincia di Benevento.
Il territorio è molto fertile, ma la vera ricchezza sono i boschi di castagni. L’estensione dell’intero comune è poca. Jamalio ne “La regina del Sannio” la quantifica a 607 ettari. L’intero territorio era posseduto in massima parte dalle famiglie locali: Bifani, Lanni, Landolfi, Rotoli, Bove, Tirone, Federici, Pessetti.
Jamalio ci fornisce ancora alcuni dati significativi. Paolisi nel 1640 contava 71 famiglie. Nel 1789 gli abitanti erano 1338. Nel censimento del 1901 gli abitanti erano 2003. Attualmente gli abitanti sono 1814.
 Gloria e vanto di Paolisi fu Francesco Bove, nato nel 1803, ottimo avvocato del Foro di Napoli, ebbe fama di preclaro giureperito. 
Venne eletto deputato al Parlamento italiano nel 1865 e fu riconfermato fino al 1876. Morì a Napoli nel 1884, quando ormai vecchio di anni, ma non di spirito, dovette arrendersi alla vita. E' lui l'uomo ritratto a fianco, dal crine bianco, che aveva scritto sulla nullità degli atti non registrati e sul codice civile, che aveva tenuto una dotta relazione sul progetto di legge per l'esercizio delle professioni di avvocato e procuratore, rifuggiva da qualsiasi riconoscimento.
Il suo motto era: ITALIA,  ,DIRITTO, LIBERTA',  PROGRESSO!

Grande scalpore nella Valle Caudina suscitò l'arrivo della corrente elettrica.
Un figlio di Paolisi, l'Ing,Carlo Petrella, dopo essersi laureato a Liegi, spronato dai suoi familiari e desideroso di mettere in atto le sue capacità, dopo che ad Acireale e a Cervinara, portò la luce elettrica a Paolisi. I festeggiamenti furono sontuosi presso il palazzo Tirone. Ne "La vita del Sannio" del dicembre 1914 troviamo scritto: "Ancora una festa di civiltà, ancora una pietra edificatrice nel gran tempio del progresso nella nostra provincia". E ancora "Ad iniziativa del solerte Ing. Petrella, Paolisi ha compiuto un grande passo sulla via della civiltà. Le sue strade inondate di luce sembrano sorridere liete al fausto avvenimento" .
In quella occasione l'illustre prefetto, comm. Muffone venne accolto,  insieme alle due figlie Teresa e Giacinta, alla stazione, dal Sindaco, dal segretario, dal consiglio comunale al completo, dall'Ing. Petrella e dal cancelliere Landolfi. Il corteo era preceduto dal concerto musicale di S. Felice a Cancello.
Il discorso fu pronunziato dal dott. Gallo. Bellissime, accorate e applauditissime furono le parole.
Il dott. Gallo così terminava "Possa il suo splendore fondere gli animi e i cuori tutti in un solo leale, onesto intento: il bene del paese. E così la nostra cara Paolisi possa a testa alta progredire nella via di quella civiltà in cui non fu mai ad altri seconda".
Fino al 1920-30 Paolisi fu ricca di professionisti. Infatti, su una popolazione di circa 2000 abitanti, ben 80 erano i professionisti che esercitavano la loro professione contemporaneamente. Annovera fra i suoi abitanti anche un poeta rustico: Matteo Caglioone. I più vecchi del paese lo ricordano ancora.
Matteo CAglione, pur esendo un illetterato e capraio, fu notato per la sua originalità compositiva. Profonda era l'interiorità spirituale che scaturiva dai suoi originalissimi versi improvvisati. I versi del Caglione costituiscono un fenomeno e denotano una qualità naturale di quell'intelletto singolare che fa capolino sotto la rozza veste del pastore. Altro nome illustre fu l'Avv. Nicola Tirone, consigliere provinciale, integerrimo amministratore. Una lapide ne perpetua la memoria presso la sua casa natale.
Paolisi, certamente è di epoca molto antica. Alcuni reperti rinvenuti presso il fiume Isclero pecero pensare ad un "villaggio su palafitte". Ciò, però, è risultato non vero. Il dott. Franciosi, chiarissimo archeologo, illustrando i reperti, riferiva che i "tronchi verticali" rinvenuti, non appartenevano ad un antico villaggio su palafitte, bensì costituivano una palificazione per regolamentare il corsodelle acque.
L'unico vero reperto, conservato nei depositi di Montesarchio, è un pezzo di fuso in osso risalente, senza ombra di dubbio, ad epoca romana e più precisamente a quella Imperiale. Sarebbe auspicabile che le autorità competenti facessero aprire scavi onde riportare alla luce l'antica civiltà che occupò nel passato il nostro territorio. Via Faenza e lungo il corso dell'ISclero paolisano sono posti ideali per ritrovamenti. Questo è insito già nella denominazione dei luoghi.
Senxza voler fare inutile sfoggio di erudizione, la via denominata "Faenza", certamente era il luogo dove venivano gettati come "immondizie" i resti dei vasi di terracotta e l'isclero, se è vera la semantica "ischia" o "isca" è il percorso compiuto dalle acque intorno a "isole".
Ciò fa capire che i popoli primitivi abitassero quei luoghi, perchè in quei siti, e solo in quei siti, potevano difendersi dai pericoli e potevano trovare sostentamento per la propria "famiglia" con la pesca. Chi infatti, non ricorda il pesce, le anguille, i capitoni, le rane dell'Isclero?
Anche in campo ecclesiastico, Paolisi vanta nomi illustri.
Nel libro "memorie istoriche della città di S.Agata dei Goti" troviamo alla pag. 74 tra i Vescovi di S.Agata un "Joannes VII Guevara episcopus" con queste notizie: Giovanni Guevara, patrizio napoletano, figlio di Alfonso Guevara e Giovanna CAntella, dei signori di ARpaia, da curato della parrocchia di S.Tommaso Apostolo di Paolise fu eletto vescovo di S.AGata il 19 giugno 1523. Resse questa diocesi per circa 33 anni. Eseguì grandi cose. Morì colpito da apoplessia il 35 agosto 1556.
Con molta probabilità il predetto Guevara doveva esser paroco di S.Andrea e conservare Qualche titolo inerente S.Tommaso, poichè al tempo dei Guevara, S.Tommaso era un eremitaggio e come parrocchia fu costituita in epoca posteriore.
Paolisi ebbe un forte incremento demografico intoprno al 1940, quando contava ben 3250 abitanti. Da quella data, però, la popolazione è andata sempre più scemando.
L'attività principale a cui si dedica la popolazione è l'agricoltura, tuttavia sul territorio vi sono tre aziende: l'Ortopedia Sannitica,  l'Avicola Mauro e la MIXIM per produzioni audiovisive.
L'artigianato un tempo fiorente per quantità e sopratutto per qualità, ora è praticamente inesistente. Paolisi conta tre ristoranti, di cui uno anche albergo, due bar e alcuni circoli. Tra questi ultimi vi è il circolo Labor che svolge attività prettamente sportive. Paolisi vanta una tradizione sportiva, tra le più valide della Valle Caudina. Chi non ricoorda Pasquale Carbone eArcangelo Bove, le due punte di diamante del ciclismo della nostra terra?
Il Carbone negli anni '40 vinse con largo margine di vantaggio il giro del Sannio. Vinse anche una coppa Atellana; Coppa Atellana che l'anno seguente si contesero Bartali - Coppi - Leone, mentre Carbone arivvava quarto. Fu osannato nel giro dellaTripolitana e partecipò come "indipendente" ad un giro d'Italia. Dopo Carbone, Bove, del quale, padrino sportivo, fu Guerra. Ma a ricordo di questi due atleti si riportano le parole di un giornale dell'epoca: "Perla di Valle Caudina, da dove si irradierà la buona propaganda ciclistica per l'intera zona che esalta in Arcangelo Bove e Pasquale Carbone.
Fedele a sì alta tradizione, organizzatore il circolo Labor, Paolisi ospitò il 10 luglio 1983 il campionato italiano Alievi su strada. Imponente fu il numero dei partecipanti. Accogliente, oltre ogni dire, furono Paolisi e i suoi abitanti.
Forse Paolsi ben si adatta la poesia di Bruno Raschi:
"... Poi Dio creò la bicicletta perchè
l'uomo ne facesse strumento di fatica
e di esaltazione nell'arduo
itinerario della vita..."
Il nostro paese non è stato soltanto terra di politici, di dotti, di prelati, di amministratori, di poeti e di atleti. Paolisi è stata anche terra di eroi. Alla caduta del governo fascista, 25 luglio 1943, e all'incalzare delle truppe anglo-americane corrisposero atti che non è possibile descrivere, compiuti dalle truppe tedesche in ritirata. Le truppe di Hitler si ritiravano seminando ovunque paura, distruzioni, morte. Tutti i nodi stradali, i ponti, molte case, venivano distrutti e fatti saltare in aria per ostacolare o almento ritardare l'avanzare degli alleati. Ogni paese visse la sua ora tragica e Paolisi non ne fu esente. Mai forse l'umanità visse ore così tragiche e di tanto spavento. Il 25 luglio 1943 è data da non dimenticare.
Paolisi era presidiato da un distaccamento di soldati tedeschi. Per l'atteggiamento del governo italiano, dopo la caduta del fscismo, i Tedeschi emettevano editti e ordinanze avverso la popolazione. I nazisti, dopo aver occupato la casa canonica compirono atti di indescrivibile ferocia e di indicibile cinismo.
I più vecchi del paese raccontano che in quelle ore di tragedia le truppe tedesche giocavano a pallone sevendosi dei teschi dei poveri morti.
In seguito ad un editto con il quale si ordinava a tutti gli uomini di Paolisi, dai 18 ai 50 anni, di presentarsi presso il comando tedesco per essere adibiti ai lavori ausiliari, tutti i paolisani si rifuggiarono sui monti.
Caso volle che nel mese di ottobre del 1943 fu rinvenuto un soldato tedesco ferito alla testa. Poichè era stata emanata la legge di rappresaglia, per quel "delitto" furono presi dieci uomini di Paolisi per essere fucilati, se non si fosse presentato il colpevole. Come potevano quei dieci innocenti svelare un nome se non sapevano chi era stato il colpelvole?
Tuttavia, per salvarsi fu fatto un nome: Fortunato Bove, colpevole solo di essere un povero demente. Il capitano tedesco trattenendo gli ostaggi davanti la Chiesa per l'esecuzione, con un drappello si recò a casa del Bove. Qui però trovarono il di lui fratello Eugenio, sano di mente e sposato con figli. Senza sentir ragioni e senza accertarsi della sua identità, fu freddato con un colpo di pistola alla nuca. La vita di un innocente aveva salvato altre dieci vite innocenti!
L'alba del 4 ottobre 1943 ridonò la pace, la serenità, la gioia di vivere al popolo di Paolisi, poichè iniziarono ad arrivare le prime truppe alleate. Per dovere di cronaca bisogna aggiungere che vi furono anche atti di intolleranza: l'ingegnere Luciano Gallo, accusato di tradimento e collaborazionismo, fu vittima dell'ira popolare.
Un'avvenimento che inorgoglì i paolisani in tempi recenti, fu la visita a Paolisi, il 21-12-1991, del Presidente della Repubblica Italiana Framcesco Cossiga. Il presidente è giunto nella nostra cittadina in occasione della inaugurazione della ristrutturata chiesa di S.Tommaso. Prima di lui, solo altri due precedenti storici: avevano

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