Villa Bove e Palazzo Inglese

A distanza di più lustri, nel 1870, sorge il palazzo Bove.

VILLA BOVE è il classico palazzo signorile con la porta principale ampia e alta, ma il portale ha la più semplice delle cornici. La bellezza dell'edificio è data dagli stucchi (pochi quelli rimasti!), che ornavano i tre balconi che si affacciano sulla strada e dalle maschere che stanno al riparo sotto i piani lapidei dei balconi. Una terrazza solarium si affaccia sulla strada comunale e si allunga sul cortile dei Maietta-Gallo, un belvedere gradevole. Il portale in pietra scalpellata è semplice nella sua armonia e le scale, in pietra bianca, che si aprono nella parete sinistra dell'androne, s'innalzano con una pendenza dolce. L'edificio è una villa signorile a blocco, in forma ad L e a due piani, edificata tra il 1792 e il 1872 e costruita da maestranze locali. Lungo il prospetto principale spicca il portale in pietra a tutto sesto scorniciato, con chiave aggettante decorata da scanalature, impostato su piedritti scorniciati, sormontati da capitello con abaco semplice. Il tutto incorniciato da lesene e decori floreali a stucco. Le lunette semicircolari, che sormontano tutte le aperture al piano terra, sono in metallo, semplici, decorate con roste con linee radiali terminanti con punte e completate da semicirconferenze concentriche. Il portone originale è a tutto sesto, a due battenti, con triplice ripartizione verticale, caratterizzata da specchi scorniciati baroccheggianti arrotondati. Sull’ala destra un’iscrizione scolpita sul concio di chiave, intorno alla decorazione floreale. Francesco Bove, proprietario dell'omonimo palazzo, nasce verso la fine dell'anno 1803, muore a Napoli il 17 novembre 1884. Già adolescente mostra spirito ribelle all'imperante oppressione politica. Non ne mancano i motivi. I primi concreti rapporti di polizia governativa sul suo conto risalgono al gennaio-febbraio 1848 quando, strappata a Ferdinando II Borbone la Costituzione, il Bove esercita un'attiva propaganda liberale nella Valle Caudina. Nel maggio dello stesso anno aderisce al programma mazziniano sostenuto in Montesarchio da Giuseppe M. de Ferraris (Buccino-Cosenza: 1782-1849). Con altri intellettuali fonda in Napoli quel Circolo Costituzionale dove, fra accese discussioni sull'incerta situazione politica e sull'operato dei ministri, domina il suo spirito equilibrato e la sua facondia di avvocato. Con Felice Barilla, parroco della vicina Moiano, si prodiga per frenare pericolose intemperanze sociali che avrebbero peggiorato la compromessa causa della libertà, ma non si tira indietro quando la popolazione napoletana, aizzata da agenti borbonici, inscena "manifestazioni sanfediste". Non sfugge alla reazione regia e più volte le prigioni di S. Maria Apparente si aprono per lui senza smorzare l'ardore degli ideali di libertà che ebbero il loro appagamento nel 1860. Nel settembre di quell'anno, Garibaldi gli affida il governo di due istituti femminili, il Ritiro di Mondragone e il Convitto del Carmeniello in Napoli, che versano in deplorevole abbandono. Nel 1861 collabora con Pasquale Stanislao Mancini (Castel Baronia 1817-Roma 1888) e Raffaele Conforti (Calvanico-SA-1808- Roma 1880), al riordinamento politico e civile delle province meridionali; è commissario per l'attuazione del plebiscito e seguace consigliere nei provvedimenti legislativi del periodo della Luogotenenza. Eletto deputato nel 1865 per il collegio di Montesarchio (è riconfermato sino al 1876), in Parlamento siede sui banchi della sinistra, cioè di quell'opposizione liberale progressista al cui programma resta tenacemente fedele, combattendo "l'esoso imperversare del fiscalismo e le esorbitanze governative". "La sua laboriosa professione di avvocato non rallenta "il culto per la Musa", né ostacolarono le meditate allegazioni in materia civile (oltre 28 volumi) e né le non meno relazioni alla Camera dei Deputati durante l'esercizio del mandato parlamentare. Non era alieno da un certo spirito anticlericale e massonico, non così i suoi discendenti spiccatamente religiosi e distintamente cattolici. Tanto è vero che quando il consigliere provinciale Avv. Nicola Tirone di Paolisi voleva porre una lapide commemorativa di Francesco Bove presso la sua antica casa natale, la famiglia Pessetti, discendente di Bove, si oppose quasi fosse stata offesa la loro religiosità e cattolicità perpetuando su quelle mura il nome di chi, pur mantenendo una gran fama di intellettuale, non aveva voluto la gloria di manifestarsi cattolico", scrive Alfredo Zazo, Dizionario bio-bibliografico del Sannio, F. Fiorentino Na, p. 54.

Tratto da “Luoghi e immagini del cuore” di Giuseppe Romano a cura della Pro Loco di Paolisi

Poco più avanti, dal lato opposto della strada PALAZZO INGLESE

Il primo edificio palazziale del rione “Muorti” nasce nel 1744 ed è della famiglia Inglese. Il portale è a campata bassa: due piani d'imposta con figure di geometria piana e una pietra di volta ornata da una margherita. L'androne si apre su un cortile non ampio, pavimentato a basoli di pietra bianca, definito per tre parti dai vani terranei del palazzo e da un muro eretto a sostegno del sovrastante giardino-orto che si allunga, per buona parte, murato fino ai piedi della montagna. Al centro c'è un pozzo munito della necessaria impalcatura di ferro battuto quale sostegno della carrucola per attingere l'acqua necessaria alla vita della famiglia e degli animali domestici. La scala per accedere al piano superiore non è ampia perché i vani a piano terra che si affacciano nell'androne sono destinati a depositi dei prodotti di commercio della famiglia.

Ideazione, Ricerca e Produzione di Rosanna Gaddi

Pagina aggiornata il 16/04/2025

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